Dal blog alla maratona di New York

Oltre 45mila partecipanti, milioni di spettatori, persone da ogni parte del mondo e un numero su tutti: con 3538 partecipanti l’Italia nell’ultima edizione ha trionfato nella speciale classifica dei Paesi stranieri più rappresentati.

Questi numeri non possono che appartenere all’evento degli eventi per il mondo della corsa, ovvero la maratona di New York, che giunge quest’anno alla sua edizione numero 43.

Un’esperienza unica, con quei 42mila e165 metripiù famosi e suggestivi al mondo!

Quest’anno la NYRR, società che si occupa dell’organizzazione, ha diramato un comunicato nel quale si evidenzia l’aumento dei costi da parte della città di New York per la sicurezza e la gestione di tutto l’evento.

Per questo il costo del pettorale, soprattutto per gli stranieri sale.
Per partecipare, gli italiani sono ormai abituati ad organizzarsi, e lo fanno anche attraverso la Rete.
Il blog Speciale Maratona (www.specialemaratona.com) è uno dei riferimenti primari nel nostro Paese per questo scopo.

Gli appassionati ci si ritrovano e, soprattutto, i gestori del blog organizzano proprio il gruppo di partecipanti per New York con una soluzione omnicomprensiva.
Insomma, si forma una “pattuglia tricolore” proprio tramite il web.
Anche il mondo della corsa dunque sembra diventare 2.0 e “social”.
Segno dei tempi.

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2 Commenti a “Dal blog alla maratona di New York”

  1. TGCOM parla di noi | SpecialeMaratona scrive:

    […] http://www.social.mediaset.it/2012/02/17/dal-blog-alla-maratona-di-new-york/ […]

  2. Khoi scrive:

    Caro DavideMi chiamo Carlo Fayer, sono igsncoliere comunale di Roma e capogruppo dellalista civica.Oltre alla politica, mi interesso di comunicazione e nuove tecnologie.A questo proposito complimenti per questo blog. Il tuo punto di vista sugli aspetti del social networking e8 interessante e invoglia all’approfondimento. Mentre giravo per il blog, ho dato un’occhiata ai video pubblicitari del Super Bowl, ed ho con sorpresa riconosciuto quello della Macintosh da teindicato come migliore, conosciuto come 1984 .Ricordavo quel famoso spot di Ridley Scott, ma non sapevo che fosse statoproiettato la prima volta durante il Super Bowl. Emozionante. Questo spiega chiaramente il riferimento al piccolo evento mediale . Al tempo deve aver infatti avuto un impatto notevole.Mi ha fatto pensare al video con cui Barack Obama e8riuscito a appassionare milioni di persone, il suo Yes we can . Un lavorosicuramente studiato a tavolino, ma davvero efficace.Nel nostro paese invece siamoriprecipitati nei cliche9 da campagna elettorale. Eppure mezzi come youtube sono oggi alla portata di tutti e, visto illivello di scontento generale, potrebbero essere utilizzati per dare vita a movimenti alternativi. Come succede adesempio intorno al sito di Beppe Grillo che perf2, pur essendo uno dei blog pif9 visti al mondo, non supera la sessantesima posizione nei cento siti pif9 visti in Italia.Mi chiedevo quindi se in questi anni di diffusione, i blog non siano stati un po’ sopravvalutati come mezzo di comunicazione. Non e8 pif9 efficace un solo video come quelli citati, che un blog in cui, per molte ragioni, non e8 possibile attuare una vera e propria azione di riflessione o cambiamento? In fondo anche negli scenari ipotizzati dalla fantascienza, i metodi pif9 efficaci sono quasi sempre le immagini.Carlo Fayer

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